I grifoni e il Sacro Catino nella storia del simbolo di Genova
Per comprendere la storia del simbolo di Genova e in particolar modo, del perché sia rappresentato da due grifoni alati bisogna andare molto indietro nei secoli e risalire al periodo delle Crociate. Guidati da Guglielmo Embriaco detto “Testa di Maglio” per il suo ardimento guerresco i genovesi furono decisivi per la conquista di Gerusalemme e una volta constatata la possibilità di accumulare un tesoro immenso nel corso di quelle spedizioni armarono una potente flotta e si diressero verso la conquista di una città che era entrata nelle loro mire: Cesarea.
La guerra aveva portato moltissimi ricchi mercanti musulmani a rifugiarsi dietro i robusti bastioni della città, ritenuta una piazzaforte inespugnabile ma questo non fece che crescere la fame di conquista dell’Embriaco che non senza fatica e con un impegno militare in prima persona, si lanciò in testa ai ai suoi alla conquista di quelle mura che alla fine caddero.
Il bottino era immenso e cambiò sostanzialmente il destino di Genova per alcuni secoli che divenne potentissima e determinante nello scacchiere politico – economico mediorientale dopo quella vittoria. Tra i tesori conquistati si trovava una preziosa reliquia: il Sacro Catino.
Come ricorda Aldo Padovano nel suo “Storia insolita di Genova”, il piatto esagonale color smeraldo sarebbe stato nella tavola imbandita per l’ultima cena di Gesù, inoltre, all’epoca si riteneva che il piatto fosse di smeraldo e questo è un particolare importante per la storia del simbolo di Genova. Ma le vicende del Sacro Catino, secondo le leggende, risalivano ad ancora prima dell’ultima cena. Come racconta Padovano, il materiale ritenuto all’epoca di smeraldo è in realtà pasta vetrosa ma per tutta l’antichità questo oggetto attrasse oltre che la venerazione del popolo anche quella egli illustri visitatori della Superba che non volevano perdersi la vista della sacra reliquia.
La storia della sua consistenza di smeraldo ci permette di raccontare una leggenda ancora più antica. Lo smeraldo con cui sarebbe stato fabbricato il catino proverrebbe addirittura dalla corona di Lucifero. Caduto dal diadema del diavolo in persona durante il suo precipitare agli Inferi, un angelo lo avrebbe cesellato in catino e poi donato ad Adamo nel Paradiso Terrestre. Durante il “trasloco” il primo uomo con altre preoccupazioni per la testa, perde il vaso che però viene recuperato un migliaio di anni dopo da suo figlio Seth che ha la straordinaria possibilità di ritornare a vivere nel Paradiso Terrestre. Dopo diverse peripezie il catino arriva in possesso della regina di Saba che in seguito lo avrebbe poi donato a re Salomone. Quest’ultimo lo avrebbe utilizzato soltanto alla ricorrenza della Pasqua per mangiarvi l’agnello e da qui si deducono le diverse simbologie che lo portano, infine, sul tavolo di Gesù per l’ultima cena.
Il Sacro Catino entra così nella simbologia genovese anche se non appare direttamente. Il simbolo risalirebbe al 1139 e i due animali mitici, metà leoni e metà aquile, risalenti a bestiari antichissimi, nelle loro meravigliose storie avrebbero come attitudine quella di custodire tesori e in particolar modo smeraldi. Ne “Le Bestiaire du Christ” l’arcivescovo Marbodo di Rennes spiega dettagliatamente questo particolare: “(Gli smeraldi) più belli sono quelli tolti e rapiti dai nidi dei grifoni che custodiscono questa pietra con grande crudeltà.”
La simbologia si allargherebbe dal momento in cui Genova diventata potente e ricca e nel 1139 comincia a coniare delle proprie monete dove appariva appunto il simbolo dei grifoni, custodi a questo punto, più genericamente, della ricchezza della città.
Una protezione garantita dalla forza e dalla ferocia dei due animali che nella famosa frase “Griphus ut has angit sic hostes Ianua frangit” (Come il grifone artiglia questi due animali, così Genova spezza i propri nemici”) che con la raffigurazione di un grifone che artiglia un’aquila e una volpe che rappresentano l’impero e Pisa articola il simbolo con significati politici. L’iscrizione la si può vedere ancora a Palazzo S. Giorgio e in via XX Settembre.
Resta poi, nella storia recente, la questione delle code dei grifoni che venne “abbassata” e messa fra le gambe con l’annessione di Genova al regno di Sardegna in segno di sottomissione al nuovo potere. Nel 1897 Umberto I su richiesta della giunta municipale fece spostare le code in posizione più dignitosa e infine, nel 2000 venne definitivamente rialzata.


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